Giustizia

Coronavirus e caos notifica atti giudiziari. Ordine, contrordine, controcontrordine

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Ci siamo occupati del problema delle notifiche giudiziarie sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria. La giustizia è uno dei settori che ha subito lo stop più lungo e, di fatto, rimarrà immobile fino a settembre. A questa situazione già di per sè di estrema gravità (non garantire effettivo rimedio giudiziale di un diritto equivale di fatto a negarlo) si aggiunge il caos sulle notifiche degli atti giudiziari che, dai primi di marzo in poi, sono state effettuate tutelando solo la conoscenza formale dell’atto e mai quella sostanziale.

Ricapitolando:

6 marzo 2020. Poste italiane si fa legislatore e annuncia che i recapiti a firma verranno consegnati citofonando al destinatario e lasciando il plico in cassetta, con il postino che firma al posto del destinatario;
11 marzo 2020. Poste italiane ci ripensa e annuncia sul proprio sito che il postino “fingerà” che in casa non ci sia nessuno e lascerà l’avviso di giacenza per gli atti giudiziari;
17 marzo 2020. Interviene il Governo con il decreto Cura Italia, che autorizza i postini a consegnare gli atti giudiziari citofonando al destinatario, avvisandolo della consegna, firmando la cartolina di ritorno e lasciando il plico nella cassetta delle lettere;
24 aprile 2020. Il decreto Cura Italia viene convertito in legge, e la disciplina sulle notifiche degli atti giudiziari cambia di nuovo: il postino potrà scegliere se notificare l’atto facendo firmare il destinatario oppure lasciare l’avviso, a seconda di come si sente quella mattina, se fuori piove o c’è il sole, se il destinatario gli sta simpatico o meno.

Oggi, se mai fosse possibile ingarbugliare ancora di più la matassa, il Governo interviene di nuovo sulle notifiche, sconfessando il Parlamento e dandogli del cialtrone:

L’introduzione di un doppio regime, alternativo e non vincolato, non pare compatibile con l’intento cautelativo e di tutela voluto dalla norma, cosicche il testo dell’articolo 108 va ricondotto alla formulazione anteriore alla modifica apportata, con l’emendamento richiamato, nel passaggio al Senato” […] “le modifiche apportate, in sede di conversione del decreto, all’articolo 108 dettano un processo non chiaro e con inesattezze tecniche gravi tali da rendere sostanzialmente non applicabile la norma“.

Parole riportate a pagina 435 della bozza in circolazione da ieri del (probabile) decreto Rilancio. Il Governo quindi abroga la norma convertita in legge e ripropone la formula contenuta nel decreto legge.

“Braccio di ferro fra esecutivo e Parlamento”, si potrebbe titolare ma a farne le spese sarà il cittadino, vaso di coccio fra i vasi di ferro. E ciò sia perchè nei prossimi anni tutte le notifiche fatte in questo sciagurato periodo saranno oggetto di impugnazione, e solo la Corte di Cassazione a Sezioni Unite dopo oscillanti interpretazioni dei giudici pronuncerà la parola definitiva nel 2032 o giù di lì; sia perchè – non contento – il Governo “cala l’asso”: la bozza di norma prevede infatti che “sono fatti salvi i comportamenti tenuti dagli operatori postali prima della data di entrata in vigore della presente legge“.

Quindi, la norma è illegittima, sostanzialmente inapplicabile, gravemente inesatta dal punto di vista tecnico ma il postino che ha consegnato l’atto giudiziario a chi gli sta simpatico e ha lasciato l’avviso a chi gli sta antipatico è salvo, e la notifica pure.

Ora, passi l’emergenza sanitaria e la necessità di farvi fronte navigando a vista e spesso in modo confusionario, ma è arrivato il momento di mettere un punto a questa caotica bulimia legislativa. La vicenda delle notifiche degli atti giudiziari è solo uno fra i tanti esempi di caos nel quale Governo e Parlamento stanno facendo sprofondare la vita dei cittadini nei mesi e negli anni che verranno. A questo punto è indispensabile ripartire con norme chiare, semplici e di buon senso scritte da persone competenti. Se non ne siamo in grado, lasciamo tutto come era prima, è il male minore.