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Immigrazione. Ritardi e silenzi della Questura: condanna del TAR Toscana

Il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha condannato la Questura di Firenze, colpevole di aver fatto attendere un cittadino straniero per un anno e mezzo senza avere risposta sulla sorte del suo permesso di soggiorno.
Ci eravamo gia’ occupati della vicenda: il signor X, cittadino giapponese, ha chiesto il rilascio del permesso di soggiorno il 2 febbraio 2009; ad ottobre dello stesso anno la Questura gli comunica l’esistenza di motivi ostativi al rilascio. Il richiedente fornisce le proprie spiegazioni, anche con l’intervento dei suoi legali, e chiede il rilascio di un provvedimento di accoglimento o di rigetto. La Questura viene poi risollecitata – senza alcun risultato – nei mesi di ottobre, novembre, dicembre 2009, gennaio e marzo 2010.
Il signor X si e’ dovuto quindi rivolgere al Tribunale amministrativo Regionale per la Toscana perche’ obbligasse la Questura a pronunciarsi, e i giudici hanno cosi’ deciso (sentenza numero 1709/2010 su ricorso n. 546 del 2010):
nonostante i chiarimenti e la documentazione fornita ed i reiterati accessi eseguiti dai legali dell’interessato presso l’Ufficio immigrazione della Questura onde verificare i motivi impeditivi al rilascio del provvedimento richiesto, nessun titolo di soggiorno veniva concesso. […] Sussiste un obbligo per l’Amministrazione di adottare il provvedimento esplicito, richiesto con l’istanza stessa che elimini lo stato di inerzia ed assicuri al privato una decisione che investe la fondatezza o meno della sua pretesa. Ne discende che, nella fattispecie, essendo ampiamente trascorso il termine di cui all’art. 5,comma 9, del testo unico sull’immigrazione, la Questura di Firenze aveva l’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento che esplicitamente concedesse o negasse il permesso di soggiorno richiesto”. I giudici, nel dar ragione al signor X hanno anche condannato l’amministrazione al pagamento delle spese legali che il ricorrente ha dovuto sostenere per vedere riconosciuto il suo diritto ad una risposta.
Una vittoria importante ma anche amara. Amara perche’ ribadisce le inefficienze della pubblica amministrazione italiana, e degli Uffici immigrazione in particolar modo, perche’ il sig. X per ottenere la dovuta risposta da parte della Questura ha dovuto attendere un anno e mezzo, rivolgersi ad un avvocato, andare da un giudice. Una vittoria importante perche’ speriamo sia uno stimolo a reagire e a ricorrere ai giudici per tutti quegli stranieri – e sono tanti – che a causa dei ritardi delle Questure sono costretti per mesi o anni ad affrontare il proprio regolare soggiorno in Italia con i disagi e le restrizioni che affievoliscono la propria posizione di straniero regolarmente soggiornante, convivendo quotidianamente con l’ansia di non poter vivere e progettare una vita in Italia che non sanno fino a quando potra’ durare, sudditi alla merce’ di una pubblica amministrazione che li ignora.