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Tar Lazio: bollette telefoniche a 28 giorni illegittime. Ma per il tribunale le casse dei gestori telefonici contano di più del portafogli dei consumatori

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28 giorni

Le notizie del giorno in materia di telefonia sono due.
La prima è che il Tar del Lazio ha respinto i ricorsi delle compagnie telefoniche contro la delibera dell’Agcom del 24 marzo 2017 che obbligava i gestori telefonici a tornare alla fatturazione mensile (Postemobile, Wind Tre, Tim, Vodafone, Fastweb e Assotelecomunicazioni – Asstel, Eolo S.p.A.).

Quindi, per il Tribunale, bene ha fatto Agcom a ordinare il ritorno alla fatturazione a mese solare. Su queste sentenze abbiamo poco da commentare perchè il Tar Lazio non ha ancora depositato le motivazioni (ed è peraltro molto probabile che i gestori presentino appello al Consiglio di Stato).

L’altra notizia riguarda la diffida che l’Agcom aveva inviato alle compagnie telefoniche, a dicembre 2017, a restituire agli utenti gli importi indebitamente pagati per la fatturazione a 28 giorni. Vodafone e Wind hanno impugnato anche questa delibera e hanno chiesto al Tar Lazio che, in via temporanea fino alla sentenza, sospenda il provvedimento dell’Agcom.

Il Tar Lazio ha accolto la richiesta dei gestori, che quindi oggi non devono restituire gli importi ai consumatori, e ha fissato l’udienza di merito al 31 ottobre 2018. Quello che ci colpisce sono le motivazioni del Tribunale:

Considerato che le complesse questioni dedotte necessitano di una più accurata disamina propria della fase di merito;
Ritenuto, ad un sommario esame degli atti e delle deduzioni di causa, e a prescindere da ogni considerazione sul merito delle censure dedotte con il ricorso, che sussistono le condizioni per sospendere la delibera impugnata nelle parte che ha ad oggetto il pagamento “degli importi corrispondenti al corrispettivo per il numero di giorni che, a partire dal 23 giugno 2017, non sono stati fruiti dagli utenti in termini di erogazione del servizio a causa del disallineamento fra ciclo di fatturazione quadrisettimanale e ciclo di fatturazione mensile”;
Ritenuto a tal riguardo che il carattere – allo stato – indeterminato della somma da corrispondere agli utenti, per effetto dello storno (nella prima fattura emessa con cadenza mensile) dei predetti importi, appare in grado di incidere sugli equilibri finanziario-contabili della azienda; tenuto conto, altresì, della dedotta difficoltà per la medesima società di ripetere dai clienti le somme eventualmente corrisposte;
Ritenuto che l’istanza cautelare possa pertanto, medio tempore, essere accolta solo in parte in relazione al profilo da ultimo indicato;

Dunque, il Tar ha mantenuto l’esecutività delle sanzioni imposte dall’Agcom (1.160.000 euro a ciascuna compagnia) ma, per quanto riguarda la diffida a restituire ai consumatori gli importi ingiustamente pagati (come ha appunto stabilito con le prime sentenze), sospende il provvedimento perchè nuocerebbe alle casse dei gestori telefonici.

Dall’altra parte, sempre secondo i giudici, i gestori avrebbero difficoltà poi a riavere dai consumatori – notoriamente insolventi – le somme già restituite. Il Tar ha quindi ritenuto esistente un grave pregiudizio economico per i gestori che, nel bilancio 2016, hanno avuto un fatturato netto dei seguenti importi:
Vodafone 5.250.000.000 euro (cinquemila e duecentocinquanta milioni di euro);
Wind Tre 6.491.000.000 (seimila e quattrocentonovantuno milioni di euro);
Tim 19.000.000.000 (diciannove miliardi di euro);
Fastweb 1.795.000.000 (mille e settecentonovantacinque milioni di euro).

Ora, davanti a questi fatturati, delle due l’una: o il Tar ha compiuto la scelta di fondo di tutelare i gestori più dei consumatori (dando a questi ultimi anche degli insolventi, quando è notorio che i gestori mettono in bolletta qualsiasi importo e quindi ben avrebbero potuto, alla fine del processo e in caso di loro ragione “riprenderseli”) oppure il giro d’affari degli spiccioli di quei 2 giorni in più fatturati ogni mese è tale da far crollare i conti miliardari delle società.
Un motivo in più, questo, per tutelare i consumatori.

La vicenda non è ancora conclusa: occorrerà attendere l’udienza del 31 ottobre 2018 e, per quel che riguarda le sentenze, aspettare che si pronunci il Consiglio di Stato, al quale immaginiamo che i gestori si rivolgeranno in appello.
Che fare nel frattempo? Noi consigliamo di attendere che la “giostra” giudiziaria si fermi prima di avviare azioni legali per la restituzione degli importi pagati, che comportano spendita di tempo ed energie (conciliazione al Corecom, definizione della controversia davanti allo stesso Corecom) e di denaro – ulteriore – se ci si rivolge al giudice di pace, anche perchè la prescrizione è ancora lontana.