Salute e RSA

Anziani non autosufficienti e la battaglia per l’assistenza: un dramma per 500 mila famiglie

Efficienza del servizio sanitario nazionale

(Articolo di Lidia Catalano, pubblicato su La Stampa del 23 giugno 2017)

«Era diventata aggressiva, rifiutava di lavarsi e vestirsi. L’Alzheimer si era divorato mia madre, la persona che conoscevo all’improvviso non esisteva più». Lucia Bertini riavvolge il nastro dei ricordi. «Era il 2004, io e mio fratello vivevamo lontani e mio padre non era in grado di gestire la situazione». La signora Annita non riconosceva più i familiari e usciva di casa sola la notte. «Una mattina l’hanno trovata in un parco in pieno inverno: addosso aveva soltanto una canottiera». Intervengono i servizi sociali e la donna, 71 anni, viene ricoverata in una Residenza sanitaria assistenziale (Rsa). «Non avevamo alternative – racconta Lucia Bertini – c’era bisogno di una struttura che vigilasse su di lei 24 ore al giorno. Ma quando ci hanno comunicato il costo del ricovero siamo quasi svenuti». Tremila euro al mese. «L’Asl ne copriva metà. La parte restante, la cosiddetta quota sociale, era a carico di mia madre, un’anziana con una pensione da 450 euro. Nessuna rendita, nessuna casa di proprietà».

LE MINACCE E LA BATTAGLIA LEGALE

I conti, è evidente, non tornano. E per farli quadrare l’Rsa di Fucecchio, il Comune a una manciata di chilometri da Firenze dove risiedeva la signora Annita, impone alla figlia di firmare una fideiussione con la quale si impegna al pagamento della retta. «Ho stretto i denti e ho accettato. Che alternative avevo? Per qualche anno, anche grazie all’aiuto di mio fratello e alla pensione minima di mio padre, siamo riusciti a coprire la quota». La situazione precipita quando si ammala anche l’altro genitore. «Nel 2007 viene colpito da una serie di ischemie che lo rendono del tutto non autosufficiente». Così anche per lui si aprono le porte dell’Rsa. «D’improvviso mi sono trovata a dover pagare 3000 euro al mese per l’assistenza dei miei. Ho provato a fare presente la situazione all’amministrazione ma la risposta è stata secca: se non paghi, li dimettiamo». Nella mente di Lucia Bertini si ricompongono frammenti di anni segnati da angoscia, minacce, battaglie legali e gravi difficoltà economiche. «In totale ho dovuto sborsare oltre 150 mila euro per l’assistenza dei miei genitori, e anche adesso che sono morti entrambi da tempo continuo a saldare a rate i debiti accumulati».

OLTRE 561 MILA FAMIGLIE INDEBITATE

Sembra una storia unica, un caso limite. Ma non è così. In Italia, secondo le stime del Censis, sono oltre 561 mila le famiglie che per pagare l’assistenza a un non autosufficiente hanno dovuto erodere i propri risparmi, vendere l’abitazione o indebitarsi. A confermarlo è anche Emmanuela Bertucci, l’avvocato dell’Aduc (l’Associazione per i diritti degli utenti e i consumatori) a cui la signora Bertini si è rivolta quando si è vista recapitare un decreto ingiuntivo che le intimava di versare immediatamente 46.000 euro di quote arretrate per scongiurare le immediate dimissioni della madre. «Le famiglie che hanno un genitore e per esempio un suocero bisognosi di assistenza sono centinaia di migliaia. E mentre gli stanziamenti pubblici si assottigliano, il carico delle cure grava sempre più sui familiari». Secondo l’avvocato Bertucci la situazione negli ultimi anni è ulteriormente peggiorata. «Se fino a poco tempo fa almeno le Asl garantivano la copertura della quota sanitaria, adesso le somme che le regioni stanziano sono sempre più basse, con il risultato che si gonfiano le liste d’attesa. Dimenticano però che queste persone hanno bisogno di assistenza immediata, e ogni giorno di attesa si trasforma in un’agonia per l’anziano e i suoi congiunti».

LA RIFORMA CHE NON C’È  

Con il 21,4 per cento della popolazione sopra i 65 anni, l’Italia è lo Stato più vecchio d’Europa. Gli anziani con limitazioni funzionali gravi sono oltre 2,5 milioni (Istat), ma il nostro è l’unico tra i grandi Paesi a non aver riformato il sistema di servizi pubblici rivolti agli anziani non autosufficienti. Franco Pesaresi dirige l’Azienda Servizi alla Persona “Ambito 9” di Jesi ed è tra gli autori del rapporto sull’assistenza agli anziani curato dal Network Non Autosufficenza. «Molti Stati già da anni hanno compiuto vere riforme sulla LTC (Long Term Care). La Germania nel 1995 ha istituito l’assicurazione obbligatoria sulla non autosufficienza, la Francia nel 2002 ha introdotto il sussidio personalizzato per l’autonomia, Il Regno Unito nel 2014 ha approvato il Care Act, dedicando grande attenzione alla Long Term Care. L’Italia invece fa affidamento su fondi che devono essere rifinanziati di anno in anno (e spesso subiscono pesanti sforbiciate) e continua a rimandare una vera riforma del sistema di continuità assistenziale».

«LASCIATI SOLI»  

A sottolineare che questa deve essere invece una «priorità dell’agenda politica» è stato nelle scorse settimane il direttore dell’Inps Tito Boeri: «La popolazione sopra gli 85 anni da 1,7 milioni passerà a 6 milioni nel 2060 secondo le previsioni demografiche. Le persone bisognose di assistenza di lungo periodo aumenteranno in maniera esponenziale, ma di fronte a questa emergenza lo Stato italiano si sta facendo trovare impreparato, scaricando tutto sulle famiglie». Che affrontano il proprio dramma in solitudine. «Certe notti salivo in auto e giravo senza meta per la città, cercando di placare l’angoscia. Quello che ho vissuto dopo la malattia dei miei genitori è stata una sofferenza atroce. Sono una persona per bene – ripete Lucia Bertini –e mi hanno trattata come una criminale. Ma sa qual è la cosa che fa più male?». Che cosa? «Lo Stato considera gli anziani non autosufficienti dei vuoti a perdere, un costo inutile di cui non vuole farsi carico. E i familiari non scendono in piazza a gridare il diritto all’assistenza per i propri cari, non ne hanno la forza. Così giornali e tv non ne parlano, e per le istituzioni continuiamo ad essere dei fantasmi».