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Rimborsi Tari. L’Anci prova a ridurre l’iceberg a cubetto di ghiaccio

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Sulla questione dei rimborsi Tari, ieri l’Anci (l’Associazione nazionale comuni italiani) ha incontrato il CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti), l’organo ministeriale composto delle associazioni di consumatori più rappresentative a livello nazionale, al quale Aduc non aderisce.
Bene, direte voi, finalmente qualcuno fa sentire la voce dei cittadini consumatori. Gliele avranno cantate per bene all’Anci e ai Comuni, sul rimborso della Tari pagata in eccesso sulle pertinenze degli immobili. La sintesi dell’incontro è contenuta in un comunicato Anci rilasciato al termine della riunione:
– serve una normativa chiara per il futuro (su questo siamo tutti d’accordo);
– ma, quanto all’errore, “Da una prima analisi condotta sui regolamenti Tari delle 220 città più popolose risulta che solo in due Comuni si sono verificate applicazioni improprie delle aliquote, che comunque riguardano cifre irrisorie per le singole famiglie”. Ah beh, bazzecole…. Ma che conti avrà fatto il Sole24Ore che solo sabato scorso faceva i conti in tasca al Comune di Milano stimando i rimborsi in complessivi 48 milioni di euro?
– e ancora (occhio, all’acrobazia): ” la legge al momento non definisce un comportamento univocamente legittimo: la conseguenza diretta è che diventa impossibile individuarne uno illegittimo“.

Stanno già provando a ridurre a cubetti di ghiaccio per cocktail un iceberg, minimizzando, sminuendo.

E il CNCU che ha detto? Ha rovesciato il tavolo? Non lo sappiamo, perché non eravamo all’incontro e il CNCU non ha rilasciato comunicati. Sì sarà limitato ad annuire con fare istituzionale? Temiamo di sì e chiediamo al CNCU di rassicurarci del contrario.

Già abbiamo dato i nostri consigli ai cittadini sulle cautele da adottare per non perdere il diritto al rimborso. Aggiungiamo che la cartina di tornasole sarà l’anno prossimo, perché se finora i comuni si sono giustificati dietro l’errore incolpevole, per il 2018 non potranno utilizzare la stessa giustificazione, e lì si capirà se, e se sì quanta, malafede c’è nell’operato dei Comuni.

Quindi i cittadini hanno due compiti: segnare sul calendario la prescrizione del diritto al rimborso (ricordiamo, 5 anni dal versamento) e annotare sullo stesso calendario il comportamento tenuto dalla propria amministrazione, a promemoria per le prossime elezioni comunali.