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Class action. Perche’ Confindustria sbaglia

Intervista a Emmanuela Bertucci, avvocato e collaboratrice dell’associazione dei consumatori Aduc, sulla recente proposta di legge in materia di class action

«Tra tutte le proposte di riforma presentate alle Camere, preferivo quella del deputato del Movimento 5 Stelle, Alfonso Bonafede. Tuttavia, benché il testo di questa legge sia stato modificato per unificarlo a quello di altri parlamentari, credo che la revisione della class action al vaglio del Parlamento rappresenti comunque un progresso rispetto al passato. Parola di Emmanuela Bertucci, legale che collabora con l’associazione dei consumatori Aduc.

Dunque, per i consumatori sono in arrivo buone notizie…
Direi che è bene non farsi prendere troppo dall’entusiasmo. Non dimentichiamo l’ostracismo che la riforma della class action sta incontrando da parte di Confindustria, che spinge per modificarne il testo al Senato.

Per quale ragione, contrariamente a quanto pensano gli industriali, il testo della nuova legge è da considerarsi un passo avanti?
Perché finalmente viene smantellato l’insieme di elementi che attualmente scoraggiano l’avvio di una class action nel nostro Paese.

Quali sono questi ostacoli?
Per esempio, la presenza di spese legali più alte rispetto a quelle di una causa individuale e il rischio, per i promotori di una class action, di essere condannati per lite temeraria nel caso di inammissibilità della domanda. Senza dimenticare, poi, i costi da affrontare per far conoscere al pubblico l’avvio di un’azione collettiva.

Se la riforma verrà approvata senza stravolgimenti, le cose cambieranno?
Nel testo della nuova legge, molti di questi oneri saranno spostati sulle aziende, che saranno anche tenute a sostenere le spese di eventuali consulenze tecniche e a versare i compensi spettanti al rappresentante comune degli aderenti alla class action. Se poi un’impresa condannata non paga spontaneamente il corrispettivo dovuto, sarà possibile anche un’esecuzione forzata collettiva. Inoltre, un altro elemento positivo è rappresentato dal fatto che la pubblicità della class action, i cui costi sono oggi a carico del proponente, verrà invece effettuata dalla cancelleria del Tribunale, attraverso il sito del ministero della Giustizia.

Le aziende, però, temono di essere bersagliate in futuro da una montagna di cause legali, magari estemporanee e discutibili. Sono paure ingiustificate?
Qualsiasi azienda che rispetta le regole e non ha nulla da temere dovrebbe augurarsi l’entrata in vigore di una class action ben funzionante, capace di scoraggiare i comportamenti scorretti e di mettere fuori gioco quelle imprese che attuano invece una concorrenza sleale. La normativa di oggi sull’azione di classe ha fatto indubbiamente flop, perché non mette le aziende sotto pressione economica e psicologica, né le stimola a comportarsi con maggior correttezza nei confronti dei consumatori.